RistoranteMeandro per ospiti e per esterni

“… e ormai irresistibilmente, nella mia immaginazione,
io chiamo la bella ed eroica via “il meandro”…

Il nome "Meandro" venne dato da Gabriele D'Annunzio alla mulattiera che collegava Gargnano a Riva del Garda.
Grazie al suo intervento con i politici di Roma, pre­tese fosse costru­i­ta la stra­da Garde­sana («il mean­dro del Benà­co»), strate­ga di quel tur­is­mo cul­tur­ale di cui è l’inventore e che anco­ra oggi fa del Vit­to­ri­ale uno dei musei più vis­i­tati d’Italia. 
Dal 1992, sulla parete nord del nostro parcheggio, vi è un dipinto originale del pittore Marco Paladini che ne rappresenta un tratto suggestivo.


La Storia

Dal 1959,  la ristorazione nel segno della famiglia

 

 
 
 
 
“Sono le persone a fare un’azienda e sono le loro passioni a dare grandi risultati”

 

Con i Samuelli il mestiere del ristoratore si tramanda di padre in figlio ormai da tre generazioni.

Nel 1959, infatti, Domenico inaugurò “il Meandro”, storica osteria con balera e in seguito campi da bocce che divenne, grazie alla cucina della tradizione della moglie Armida e della cognata Elsa, una fra le prime trattorie di Gargnano, punto di riferimento per il il suo prestigioso e succulento spiedo domenicale (cucinato ad arte da Domenico).

È proprio in questo periodo che Armida e Domenico, al tempo impresario nel settore dei trasporti, (forti della conoscenza  della lingua tedesca appresa nei 10 anni di lavoro e studio a Zurigo), decidono di buttarsi nel mondo del turismo.

È la genesi di una storia familiare che negli anni si intreccia a doppio filo: le figlie Mara, Bruna e Graziella crescono tra sala e cucina, respirando il loro esempio, apprendendo da loro la cura per i dettagli, la maniacale ricerca delle materie prime, lo stile culinario impresso negli anni ai piatti, la loro filosofia dell’accoglienza.

1977

La Trattoria fece un grande balzo in avanti: una ristrutturazione, dopo averne comprato le mura, li catapultò in un moderno albergo a 3 stelle con il passaggio di testimone alle figlie Mara, Bruna e Graziella, rientrate dall’estero per esperienze formative e linguistiche (soprattutto in Germania), le quali continueranno a gestire il Meandro con la stessa passione ed energia dei genitori, ma con un tocco di internazionalità in più.

Erano gli anni in cui si iniziava a parlare di accoglienza ed ospitalità, dove alcune persone ospitavano i turisti nelle proprie case, gli anni che amiamo definire ‘d’Oro’ grazie alla loro spensieratezza e positività perché tutto era realmente possibile. Ed è proprio in questo periodo che nasce l’idea di costruire una ‘casa’ confortevole, spaziosa e e nel rispetto di tutte le norme vigenti.

+ 3
1993

ci penseranno le figlie a trasformare l’hotel  in un vero e proprio punto di riferimento per Gargnano e il Lago di Garda, grazie alla posizione strategica e una vista che si perde da Malcesine a Sirmione.

 

2020

Un affare di famiglia che oggi, si perpetua nella nuova generazione con Andrea, figlio di Bruna, nonché sommelier e maître al Ristorante.“Tornare al senso artigianale del fare cucina, tornare a fare l’oste”. Andrea non parla solo di piatti, ma anche del servizio: “Servire i piatti in sala con lo spirito dell’oste di una volta che aveva a cuore che ogni aspetto del servizio fosse impeccabile”.

Il Meandro  non lascia nulla al caso curando ogni minimo dettaglio: le 44 camere, l’accoglienza di uno staff competente e un ambiente elegante, ma anche intimo, dall’atmosfera unica e familiare.

Il Meandro è nel segno della continuità:
un luogo a conduzione familiare con l’obiettivo di salvaguardare la tradizione,
grazie alla ricerca della sostanza del sapore di una cucina fatta di prodotto e qualità. 
A completare l’offerta una piscina interna, un parcheggio di proprietà riservato ai clienti e pacchetti studiati ad personam.
I cambiamenti della struttura sono evidenti, radicali a tratti, ma la nostra filosofia è sempre quella di far sentire le persone a ‘casa’.

 

 

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“Perché il nostro obiettivo è la soddisfazione dell’ospite, che deve potersi sentire come a casa propria”